Resto al Sud nel settore della pesca – opportunità e limitazioni

La Misura Resto al Sud di Invitalia è aperta anche alle nuove imprese della pesca e acquacoltura, ma con alcune importanti limitazioni. Scopriamole insieme.

Resto al Sud è la misura gestita da Invitalia, che supporta l’avviamento di nuove imprese nelle regioni del Sud Italia, compresa la Sardegna. La platea dei beneficiari si è recentemente ampliata agli under 46 e ai professionisti e partite IVA, inizialmente esclusi.Per avere maggiori informazioni su ciò che prevede la misura, vi consigliamo di leggere questo articolo.

L’agevolazione prevista è molto vantaggiosa, e di sicuro interesse per quanti vogliono avviare una nuova impresa. Al tempo stesso è abbastanza complessa nel suo funzionamento, ed è anche per questo motivo che Invitalia ha creato una rete di enti e associazioni che hanno il ruolo di orientare e supportare chi vuole farne richiesta. Anche il FLAG Pescando, attraverso il servizio dello Sportello Europa Sinis, è ente accreditato, e offre un servizio di consulenza pubblico e gratuito. Se sei interessato, contattaci e richiedi un appuntamento.

Per descrivere velocemente la misura è naturalmente richiesta una certa sintesi, e così si legge che gli unici settori totalmente esclusi dall’agevolazione sono quelli relativi alle attività agricole e a quelle del commercio. Sono invece ammissibili quelle legate alla Pesca e all’Acquacoltura.

A una lettura più approfondita della “Circolare attuativa n. 33” emanata il 22 dicembre 2017 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si possono però evidenziare alcune importanti limitazioni, che sono derivate dall’applicazione delle norme comunitarie attualmente vigenti in materia di aiuti di stato.

Le limitazioni sull’aiuto concesso

Più precisamente, la misura deve attenersi al regolamento UE n. 717 del 2014, recante disposizioni sugli aiuti «de minimis» nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Da ciò deriva la principale limitazione di Resto al Sud, richiamata all’articolo 7.2 della citata Circolare 33:

«[Diversamente dalle altre attività ammissibili,] per le attività imprenditoriali nel settore della pesca e dell’acquacoltura l’importo complessivo degli aiuti de minimis non può superare, per ciascuna impresa beneficiaria […] 30.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari».

Questa, effettivamente, rappresenta una limitazione importante solo per chi vuole richiedere il finanziamento come società, ma non per chi voglia aprire un’impresa individuale o una società unipersonale. In questo caso, infatti, il massimale di spesa rimane € 50.000, di cui € 17.500 a fondo perduto e € 32.500 come finanziamento bancario a tasso zero. Il finanziamento bancario infatti non concorre per intero a calcolare l’aiuto di stato in de minimis, ma soltanto nella sua quota di tasso di interesse. Ciò vuol dire che, se sommiamo il fondo perduto e il conto interessi, l’aiuto ammonterà a una cifra di circa € 20.000, ben al di sotto del limite di € 30.000 imposto dal regolamento UE n. 717/2014.

Come influisce questo limite sulla costituzione di società?

Sappiamo che normalmente il contributo di Invitalia può coprire investimenti fino a € 200.000, nel caso di nuove società composte da almeno 4 persone. Tuttavia, nelle società di pesca e acquacoltura, gli investimenti totali possono arrivare a circa € 75.000: in questo caso, infatti, si può prevedere un contributo a fondo perduto di € 26.250 e un prestito a tasso zero di € 48.250 (che comporta un contributo statale di circa € 3.000 per l’abbattimento del tasso di interesse bancario).

Risulta dunque più vantaggioso costituire imprese individuali, o tuttalpiù società composte da due persone.

Limiti sulle tipologie di spesa

Una delle parti più importanti ai fini dell’erogazione dell’agevolazione è la compilazione del quadro economico, ovvero dell’elenco di tutte le spese che andremo ad affrontare per costituire e avviare la nostra impresa. Fra di esse, la parte presumibilmente più importante risulterà essere quella relativa agli investimenti in macchinari e attrezzature, che devono essere nuovi di fabbrica. Non ci sono particolari limitazioni in tal senso, salvo l’esclusione dell’acquisto di automezzi, fatta eccezione per quelli strettamente necessari all’attività d’impresa.

Per le imprese nel settore della pesca e dell’acquacoltura si applicano tuttavia le limitazioni imposte dal regolamento UE n. 717/2014, che includono l’esclusione delle seguenti spese:

  • Acquisto di pescherecci;
  • Sostituzione o ammodernamento di motori principali o ausiliari dei pescherecci;
  • Attrezzature del peschereccio atte ad aumentarne la capacità di pesca di ricerca del pesce;
  • Costruzione o importazione di pescherecci;
  • Attività di pesca sperimentale;
  • Trasferimento di proprietà d’impresa.

Inoltre, ai sensi della circolare 33/2017, le licenze di pesca, specialmente se già esistenti e acquistate da altri pescatori, non sono fra le spese ammissibili.

Cosa si può fare quindi?

Ci sono però ancora tante attività che ricadono in questo settore e che restano finanziabili da Resto al Sud. In primis, ci sono quelle relative all’acquacoltura, comparto che continua a registrare una crescita annua superiore al 5%.

Sono inoltre incluse le attività di gestione di allevamenti e vivai, compresi quelli destinati alla pesca sportiva. Ricadono in questo settore inoltre le attività di trasformazione del pesce e rivendita del prodotto ittico lavorato.

Le attività di ittiturismo e pescaturismo sono inoltre incluse, ma bisogna tenere in considerazione che queste attività sono tali solo se esercitate dal pescatore professionista, sia in forma singola che societaria, munito di licenza professionale di pesca.

Perché queste limitazioni?

A prima vista, le limitazioni di cui abbiamo parlato potrebbero sembrare una discriminazione nei confronti delle imprese della pesca e dell’acquacoltura. In realtà, queste regole sono state concordate dagli Stati membri Europei, inclusa l’Italia, per tutelare la concorrenza nel mercato unico europeo. Le regole sono infatti volte a non creare quelle situazioni per cui uno Stato membro decida di aiutare indebitamente le proprie imprese, falsando il mercato a discapito delle imprese degli altri Stati europei, che si vedrebbero danneggiate. Questa è di fatti una garanzia per tutte le imprese, incluse quelle italiane.

Inoltre, le imprese di questo settore godono di linee di finanziamento specifiche, descritte e operate dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP). Il FEAMP prevede infatti specifiche linee di intervento proprio per favorire gli investimenti produttivi nella pesca e nell’acquacoltura, sostenendo una pesca sostenibile e aiutando le comunità costiere a migliorare e diversificare la propria economia.

Alcune misure del FEAMP sono specificamente indirizzate a sostenere gli investimenti di nuove imprese, come ad esempio la misura 1.31, che prevede contributi ai giovani pescatori per l’acquisto del peschereccio, o la misura 1.29, che sostiene la formazione dei giovani pescatori attraverso tirocini a bordo dell’imbarcazione da pesca.

Per essere aggiornati sui bandi FEAMP relativi alla Regione Sardegna, iscrivetevi alla newsletter dello Sportello Europa Sinis e consultate lo scadenzario dei bandi.

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